È tempo di idee e pensiero “forti”, di vision e senso della profondità, di scelte strategiche nette

Recuperare e rilanciare l’educazione alla lettura rimane il grande problema di fondo, se vogliamo davvero dare respiro ad una cultura condivisa e senza limitazioni di genere. È una strada stretta e in salita, ma l’unica in grado di migliorare la qualità del nostro essere cittadini e le nostre capacità quotidiane di scelta.

Il mercato editoriale reagisce, e dopo aver subito i colpi del lockdown mostra un’energia ben augurante: la ricerca dell’Associazione italiana editori (Aie) – elaborata sulla base di dati Nielsen e Informazioni editoriali – fa sperare in un cambio di direzione. Siamo ancora in presenza di un segno meno, inevitabile dopo due mesi di chiusura delle librerie, ma l’intero comparto dell’editoria mostra una ostinata vitalità.

Il quadro di interventi a sostegno del mondo del libro e della lettura per fronteggiare gli effetti devastanti della pandemia appare oggettivamente piuttosto articolato, pur utilizzando risorse limitate: l’ultimo decreto firmato a fine luglio dal Ministro Franceschini prevede lo stanziamento di 10 milioni di euro per le piccole case editrici in difficoltà, che ha fatto seguito ai 30 milioni destinati agli acquisti di libri da parte delle biblioteche, ai 15 milioni per la Carta Cultura, al rifinanziamento della 18App passata da 160 a 190 milioni, ai 10 milioni per il tax credit a favore delle librerie.

Tutto questo è balsamo (necessario) sulle ferite inferte dal lockdown sul lato dell’offerta, in particolare ai piccoli e medi editori, ora però è indispensabile un impegno strutturale per accrescere la domanda.

Gli italiani, in media, leggono assai poco, prima del lockdown, secondo i dati Istat, quelli che leggono almeno un libro al mese sono solo il 5 per cento circa della popolazione: una èlite che in Italia è molto più ristretta e asfittica rispetto ad altri Paesi europei e che rischia di diventare più piccola di anno in anno, anche a causa del rapido invecchiamento medio della popolazione e del conseguente diffondersi del fenomeno della diseducazione alla lettura.

Le generazioni “educate” a leggere, infatti, non vengono facilmente rimpiazzate nelle librerie fisiche o virtuali: le nuove generazioni sono immerse nei social media e sono tartassate dal bombardamento misto di news e fake tipico del web, hanno acquisito una modalità di espressione e di ragionamento “breve” che non risulta compatibile con i tempi lunghi, la profondità, la riflessione e la pazienza intellettuale tipiche della lettura

Per questo. la formidabile opportunità che il Paese Italia avrà con i fondi UE previsti nel Recovery Fund è la risposta concreta dell’Europa all’emergenza causata dalla pandemia da Covid-19, e noi ci troveremo a dover spendere i fondi guardando al futuro: investire in sanità, istruzione, giustizia, pubblica amministrazione, digitalizzazione, sostenibilità ambientale e climatica, alla modernizzazione, dunque, di un Paese rimasto indietro in quasi tutte le grandi sfide.

Queste risorse devo essere utilizzate per mettere in campo investimenti ambiziosi, con effetti concreti sull’economia e sulla vita dei cittadini, partendo proprio da istruzione e cultura, oppure, al contrario, si possono spendere i fondi in mille rivoli di mance e mancette, come è avvenuto fino ad oggi, dai favori localistici ai micro-bonus fiscali a pioggia, che forse a fine mese neppure vengono percepiti, e sarebbe un assurdo spreco di risorse e di opportunità.

Diego Guida

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