L’uomo che provò a capire mente e cervello. Freud tra biologia, ermeneutica e neuroscienze

Pacitto Maria Felice

15.00

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Descrizione

L’unico vero problema di Freud fu quello del rapporto mente-corpo, che lo portò ad anticipare di un secolo prospettive di ricerca che solo oggi le neuroscienze sono in grado di sviluppare grazie all’invenzione di nuove tecniche non invasive di indagine sul cervello. L’autrice sottolinea entrambe le componenti, quella speculativa e quella biologistica, che coesistono dall’inizio fino alla fine nello sviluppo dell’opera freudiana, prospettive che vanno parimenti accolte per una piena comprensione della stessa. Vengono discusse la scientificità della teoria, la sua validità e la sua attualità, nel costante confronto con gli ultimi sviluppi teorici e con la ricerca sul campo. Freud
sviluppò alcune felici intuizioni sul funzionamento della mente confermate dall’attuale ricerca in neuroscienze, le quali attestano anche l’efficacia della psicoterapia come “il più raffinato strumento di rimodellamento della mente e riformattazione cerebrale”.
Sullo sfondo storico-culturale, in cui la vita e l’opera di Freud si svilupparono, il fondatore della psicoanalisi emerge nella sua singolarità di scienziato geniale che seppe coagulare temi e suggestioni dell’epoca in una delle ultime grandi creazioni del secolo scorso, un sistema non privo di contraddizioni (di cui egli stesso era consapevole), in cui la prospettiva naturalistica convive accanto a quella speculativa e il rigido determinismo si affianca alla fede nel potere della conoscenza e della ragione. Sebbene centrata essenzialmente sull’opera, la trattazione consente di cogliere il carattere di Freud: la sua passionalità concettuale e l’amore per la verità che lo portarono ad assumere posizioni audaci mai cedevoli dinanzi ad alcuna difficoltà, la sua umanità dolente, quella sua sofferenza di fondo, quel suo pessimismo nei confronti della natura umana, che non riuscirono però a fiaccare l’entusiasmo, l’amore per il sapere e il senso dell’umorismo, che lo accompagnarono fino alla fine. Caratteristiche tutte che cancellano, ora, lo stereotipo dell’analista freddo e distaccato e ci restituiscono l’immagine di uno scienziato e di uno psicoterapeuta partecipe e sensibilissimo.

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