Io non mi faccio male. L’infortunio e la sua soggettività

Altobelli Francesco

15.00

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Descrizione

La globalizzazione ha devastato il nostro cervello e tutto il pianeta… Avevo intenzione di scrivere questa affermazione nelle conclusioni di questo libro, ma, a quel tempo, ancora non sapevamo che un microrganismo virale di nome COVID 19 avrebbe cambiato, forse per sempre, le nostre abitudini. Nel giro di una settimana si è fermato il mondo, in soli due mesi, i fiumi sono tornati nuovamente limpidi, l’aria è tornata ovunque respirabile, nei nostri mari è stata nuovamente riscontrata la presenza di pesci che non si vedevano più da tempo. E pure, io, anche senza poter minimamente sospettare tutto quello che poi sarebbe accaduto, avevo già scritto nel mio libro: come se in giro per il globo si fosse liberata una polverina di “dissolvenza”. Meglio potremmo dire: siamo miliardi di perle sparse, abbiamo smarrito la “fibra” che ci teneva unite, in questo globo imbrigliato di fibre. Mi riferivo a quelle corse sfrenate, che sono divenute tipiche del nostro tempo, e pensavo che, a breve, non avremmo più avuto nemmeno il tempo di respirare. Grazie al “COVID 19” (si fa per dire), abbiamo nuovamente ritrovato la fibra. Quella fibra che tiene uniti gli abitanti di questa magnifica terra. Azzardo a dire che a livello planetario servirebbero due settimane di chiusura ogni sei mesi, come se fosse una terapia consigliata dal medico, il “dottor pianeta”, e credo che si possa fare: sicuramente ne guadagneremmo tutti. La potremmo chiamare la terapia del “lockdown” planetario. Ci vuole solo coraggio per cambiare le pessime abitudini.

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