il regno “ritrovato” e “perduto”. Napoli, il mezzogiorno, i borbone (1734-1860)

Manzo Antimo, Talia Italo

18.00

18.00

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Descrizione

Questo saggio costituisce il seguito e la conclusione di un lavoro che ha impegnato i due autori a ricercare, dal periodo normanno a quello aragonese (Il tempo e la storia), e poi in quello spagnolo (Il barone dimezzato), motivi e ragioni del formarsi dell’arretratezza meridionale.
L’attuale terzo saggio riguarda la formazione, la vita e la fine del Regno borbonico all’interno dello scenario europeo tra Settecento e Ottocento. Nel complesso e lungo periodo della monarchia borbonica si ritrovano esperienze e tentativi di riforme frutto di un’intensa elaborazione culturale che mira alla modernizzazione economica e sociale della società meridionale. La questione della modernizzazione del Regno, sotto tutti gli aspetti, fa da sfondo alle politiche di governo e ai rapporti tra monarchia e società, in cui un ruolo importante hanno il “ceto civile” e i riformatori illuministi. Con la dinastia borbonica, malgrado i tanti e nobili tentativi dei riformisti napoletani, l’assolutismo regio si rivela troppo debole per poter attuare una coerente e efficace politica anti feudale. Al tempo stesso è troppo forte per non opporsi con successo alle spinte innovative di una borghesia agraria e delle professioni che chiede di partecipare alla gestione della cosa pubblica. Conservatorismo e reazione chiudono, così, le porte del Regno alla modernità e determinano le condizioni del suo isolamento e l’“antistoricità” della sua presenza nel concerto europeo. La conclusione a cui i due autori giungono dopo il persistere e l’aggravarsi, a 160 anni dall’Unità d’Italia, di una questione meridionale riguarda l’auspicio della formazione di nuove e diverse autonomie locali a cui affidare
uno sviluppo fondato su un rinnovato senso civico del Mezzogiorno.

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