Gramsci in carcere

Rossi Angelo

25.00

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Descrizione

L’interesse per Gramsci mi ha accompagnato per buona parte
della mia esistenza, da quando la mia carissima sorella Liliana mi donò le Lettere
nella prima edizione (…). Frequentavo il liceo e fu proprio questo incontro
a determinare la caduta di quell’involucro di pregiudizi e luoghi comuni
che garantiva in un paese del Sud la formazione dei giovani figli
della piccola-borghesia meridionale (…).
In questo lungo arco di tempo ho seguito con attenzione la “fortuna”
di Gramsci (…): in Italia, nel periodo tra la prima apparizione dei Quaderni
e la fase di “oblio” degli anni ’90, era stata prodotta una grande mole di scritti
sul pensiero del comunista sardo con interpretazioni diverse e anche discordi,
una “contesa” appunto, mentre la ricostruzione della vita e dello svolgimento
del pensiero risultava carente per difetto di documentazione biografica
e di analisi storico-filologica (…). Così, mentre il confronto con Gramsci
si svolgeva in una dimensione globale, con l’intervento di filosofi, politologi
e “scienziati sociali” in tutte le parti del mondo, la “storia” di Gramsci
in quegli anni, nonostante l’impegno di uno storico come Spriano, non veniva
indagata e i difficili tentativi di penetrare la zona d’ombra venivano considerati
con sospetto quasi fossero diretti a mettere in discussione la “storia sacra”
del Partito nel suo punto critico più delicato, il rapporto tra Gramsci e Togliatti (…).
Perché il segretario Gramsci, a un certo punto, sicuramente
dopo il IV Congresso, scompare dai riferimenti del partito e riappare soltanto
due anni dopo, quando L’Humanitè pubblica il referto Arcangeli?
Emergeva così in tutta la sua gravità la “discussione” di Turi, cioè il grave
contrasto che oppose Gramsci al “collettivo” dei comunisti detenuti a Turi
e la conseguente lettera di denuncia al partito contro il segretario (…).
Ho cercato di ricostruire lo svolgimento del pensiero gramsciano e nel contempo
il travaglio fisico e morale a cui fu sottoposto Gramsci, con lo scrupolo
di attenermi a quanto egli scrive e comunica e a quel che gli viene scritto (…).
Su questi cardini si basa la mia ricerca, concentrandosi sui cinque anni
della detenzione di Turi che offrono, tra i Quaderni e le Lettere la più ampia
e più certa documentazione del percorso politico e intellettuale di Gramsci (…).
Vorrei che leggessero questo libro giovani consapevoli che una nuova politica
non si può fare senza cultura e che non vi è presente degno, né futuro
se non c’è coscienza del passato.

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