Acqua

Cannata Giuliano

9.00

9.00

COD: 9788860421623
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Descrizione

La storia umana comincia con l’agricoltura: ma in paesi aridi,
con l’irrigazione dai pozzi o dalle piene dei fiumi. L’antropologia
della fame si è identificata in passato con la siccità:
ma ora la produzione alimentare ha superato ogni possibile
bisogno, la crescita demografica è finita.
C’è da noi chi accusa il Servizio acquedottistico di privatizzare,
dimenticando che il 90% dei consumi totali, quelli irrigui, sono
tutti privati, spesso inutili e devastanti. Per produrre un kg
di zucchero di barbabietola ci vogliono 3000 kg d’acqua,
per lo zucchero di canna (che costa la metà), niente acqua:
basta la pioggia.
In Puglia con 200 milioni di tonnellate d’acqua portate
dalla Campania si coltivano 35.000 ettari di pomodoro, il prezzo
di vendita è ridicolo, 10 centesimi al kg… Se solo si pagasse
l’INPS agli schiavi immigrati che li raccolgono, i pomodori
sparirebbero.
La storia dell’acqua in Campania, dalle sensazionali palafitte
di Longola alle bonifiche ottocentesche si è colorata anche
di tragici aspetti di inquinamento e di distruzioni. Al dilagare
dell’abusivismo, o dei furti di sabbia come il Volturno, si sono
aggiunte le opere di devastazione, come la diga dell’Alento
o il Canale Conte di Sarno, le voragini, le fiumare…
La rinascita, il restauro, il rilancio hanno appena dieci anni,
come le Autorità di bacino, il Servizio Idrico Integrato, le fogne,
i depuratori, le aree di pertinenza fluviale: e con un uso
del suolo valido come difesa.

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